Viola

«Io sono Viola, ho 15 anni. Sono per tre quarti italiana e per un quarto inglese, per via di un nonno inglese. Faccio seconda superiore all’artistico. Mi è sempre piaciuto molto disegnare e in futuro vorrei lavorare nell’ambito del disegno, della grafica e del fumetto.

Mi considero una teenager nella norma. Mi piace tanto disegnare, ascoltare musica di tutti i tipi tranne quella di adesso. Ascolto musica dagli anni ’60 al 2010, anche musica classica. Faccio tiro con l’arco. 

Sono una persona chiusa, molto timida e anche un po’ pigra. Sto provando ad uscire di più con i miei amici, anche se mi annoia uscire senza sapere cosa fare, senza avere un obiettivo. Sto bene in casa, ma non  sono una neet, tutta coperta e pantofole. Preferisco però stare in casa piuttosto che stare fuori e girare a vuoto.

Vivo a Mirafiori Sud, proprio davanti alla mia scuola. Conosco ragazzi del mio quartiere, sono i bambini con cui giocavo quando ero piccola. Ma i miei amici sono soprattutto di fuori quartiere, quelli che incontro a scuola e che frequentano ASAI.

Ho conosciuto l'associazione ASAI fin da piccola, perché  ci andavo con mia sorella, quattro anni più grande di me, che veniva all’Estate Ragazzi fin da quando faceva la terza elementare.

Ho fatto l’Estate Ragazzi come "animata", da quando avevo 5-6 anni fino alla terza media. La scorsa estate mia mamma mi ha convinto a fare l’animatrice. Diciamo che inizialmente non ne avevo tanta voglia, perché avrei preferito riposarmi un po’ dopo l’anno scolastico. Infatti ho iniziato un paio di settimane dopo l’avvio delle attività, sentendomi un po’ smarrita, in parte perché ero arrivata dopo, ma soprattutto per la mia timidezza, anche perché non conoscevo gli altri animatori. In realtà ho scoperto che alcuni dei miei nuovi “colleghi” animatori erano gli stessi con cui giocavamo insieme da animati. Nel passare dall’altra parte, mi ha anche sorpreso trovarmi a collaborare con quelli che erano i miei ex animatori, quelli che vedevo come grandi e inarrivabili. Nelle ultime due settimane a settembre mi sono trovata più a mio agio perché abbiamo lavorato con un gruppo unico di bambini e di animatori.

Fare animazione per me significa prima di tutto ripagare ASAI per quanto ho ricevuto da animata.In secondo luogo è un’esperienza che mi ha aiutato ad aprirmi di più con i miei coetanei. Il rapporto con i bambini invece mi ha stimolato ad essere più capace a reagire velocemente a comportamenti, domande, richieste.La mia fatica più grande con loro è stata riuscire a far mantenere la fila durante le uscite o in palestra. A volte cercavo di convincerli provando ad essere gentile e magari anche spiritosa. Altre volte mi veniva da alzare di più la voce e ogni tanto ha anche funzionato. Non sempre, perché quando alzo la voce tutti dicono che faccio ridere. Spesso però mi sono affidata agli animatori più grandi, che ritenevo più autorevoli, anche perché in possesso di una maggiore conoscenza dei bambini.

Quando sono con i bambini, provo a comportarmi cercando di ricordarmi com’ero da animata, quali pensieri facevo, cosa mi piaceva e cosa no.  

Le fragilità che ho notato nei bambini riguardano il loro modo di stare insieme agli altri. Alcuni di loro stanno in disparte, si isolano, però parlandoci insieme riescono a interagire e ad inserirsi nel gioco anche con altri bambini.

Altri invece hanno l’abitudine di mettersi le mani addosso facilmente. Può darsi che dipenda dal modo in cui vengono trattati nelle loro famiglie, da una rabbia repressa, o dalla mancanza di altri modi per interagire e comunicare. Quando lo fanno con noi animatori credo significhi che cercano di stabilire un contatto fisico. Se non stai bene con qualcuno non ti viene da toccarlo, invece con noi giocano molto usando il loro corpo. Comunque, dopo pochi giorni di Estate Ragazzi riusciamo a inquadrarli quasi tutti.

Trattare con cura significa rispettare le emozioni degli altri, stare attenti alle prese in giro tra bambini, rivedersi nei bambini e cercare di capirli, per poter interagire con loro. 

Non riesco a rapportarmi con i miei coetanei così come lo faccio con i bambini. In particolare a scuola non mi sento del tutto a mio agio. Diverso è in ASAI, dove sembra che tutti siano aperti di mentalità e circoli calore umano. Anche se le persone non si conoscono, facendo delle attività insieme si finisce per stare bene insieme. L'associazione sembra una grande famiglia all’interno della quale riesco a esprimermi spontaneamente, anche facendo la “scema”, come a casa. A scuola sono più seria, in famiglia e in ASAI mi lascio andare più facilmente perché lo fanno tutti.»