Tommaso

«Sono Tommaso, ho 17 anni, abito a Cantalupa vicino a Pinerolo. Sono al quarto anno di un istituto per geometri. Nel tempo libero mi piace andare in moto. Ho un 125, è un modo per sfogarmi. Ascolto musica di tutti i generi, dal metal alla musica rap russa, ad altri generi ancora. La musica è un modo per liberare la mente, mi dà la carica. 

Sono cattolico e frequento un gruppo giovani della mia parrocchia, dove parliamo di attualità, facciamo uscite, gite, scambi e incontri con persone e gruppi.

Ho conosciuto ASAI attraverso una delle responsabili che mi aveva invitato a fare un campo estivo quando facevo la quinta elementare. Per un paio di anni non sono più venuto, poi ho ripreso a frequentare l’associazione in terza media, facendo l’aiuto-animatore durante un campo estivo. Il campo estivo è un modo per far vedere ai bambini della città un po’ di natura, far respirare aria pulita e soprattutto è un’occasione per farli stare più tempo insieme. Durante i campi mi occupo di organizzare giochi, di gestire una squadra/gruppo e  di condividere con i bambini e gli altri animatori tutti gli aspetti della quotidianità.

Nell’animazione, la cosa più difficile per me è spiegare i giochi. Non è una questione di timidezza, ma mi prende un po’ di ansia che mi porta difficoltà ad esprimermi. Per il resto, dopo quattro anni da animatore, credo di aver imparato alcune cose. Il mio punto di forza è l’entusiasmo. Se l’animatore non prova gusto nel giocare, se non ha voglia lui, è difficile che la trasmetta al bambino. Noi animatori siamo come una barretta energetica per i ragazzi. Dobbiamo essere i primi a metterci in gioco e a buttarci nei giochi che proponiamo.

Una cosa che mi piace dei bambini è che, anche dopo un litigio, una discussione, si chiariscono in fretta, fanno pace facilmente. Poi trasmettono tanta energia e sono anche loro capaci a farci vedere cose che non sappiamo. Ci trasmettono qualcosa. Durante le attività estive mi sono accorto di possibili rischi legati all’uso del cellulare e alla musica che ascoltano i bambini. Alcuni di loro fanno fatica a staccarsi  dai cellulari per mettersi a giocare con gli altri. Vedono questo oggetto come l’unico modo per giocare, quando invece ce ne sarebbero molti altri, ad esempio stare insieme ad altri bambini. Invece, la musica che ascoltano secondo me spesso insegna cosa sbagliate, tipo parolacce o azioni non adatte ad un pubblico “piccolo”.

Nel mio futuro vorrei fare qualcosa che abbia a che fare con l’educazione e con i bambini o perlomeno con le persone: insegnante, educatore, animatore.»