Soumia

«Mi chiamo Soumia e ho 18 anni. Frequento il quarto anno di un istituto socio-sanitario. Ho deciso per questa scuola un po’ perché si era iscritta una mia cara amica, un po’ perché mi interessa la professione di infermiera. Da qualche mese faccio volontariato presso la Croce Rossa, ma non nella parte sanitaria. Infatti il gruppo dei più giovani si occupa della parte sociale della Croce Rossa, ovvero di realizzare una serie di iniziative a favore delle persone o dei progetti che l’organizzazione porta avanti. Sotto Natale, ad esempio mi sono occupata del confezionare pacchi regalo all’interno di un grosso centro che vende giocattoli, al fine di raccogliere fondi per finanziare alcune attività e iniziative della Croce Rossa, a partire dall’acquisto di materiale sanitario, carrozzine, ambulanze. Oltre questa attività di volontariato mi piace anche tanto camminare, fare foto a paesaggi e tramonti.

Ho conosciuto l’ASAI attraverso il passaparola tra compagne, quando si trattava di scegliere dove svolgere le ore di alternanza scuola-lavoro. Prima di iniziare in ASAI avevo già fatto tirocinio presso un asilo nido con bambini molto piccoli.

Qui mi sono trovata bene. ASAI è un luogo aperto davvero a tutti, dove non ci sono pregiudizi nei confronti di nessuno. Ho fatto esperienza durante l’Estate Ragazzi con bambini delle scuole elementari. E’ stato faticoso perché c’era molto da fare, le giornate sono molto lunghe, dalle 8 alle 17.30 (il mercoledì fino alle 20) e  arrivavo a casa stremata. La fatica è stata anche emotiva, perché si sta insieme a persone con età diversa dalla mia (bambini, ma anche educatori adulti) e poi non potevo permettermi di pensare ai miei bisogni, ma dare la precedenza a quelli dei bambini.

Alcuni non erano abituati a venire lì, sentivano la mancanza dei genitori e piangevano. Altri volevano sempre giocare in modo libero, mentre noi avevamo preparato attività specifiche. Nelle riunioni del mercoledì organizzavamo le attività della settimana successiva. Ho faticato all’inizio perché ero un volto nuovo per i bambini, quindi non mi ascoltavano, anche solo per fare la fila. Mi è piaciuto il fatto di aver formato un gruppo unito con gli altri animatori, di aver conosciuto altri ragazzi, e poi ho trovato molto utili gli incontri di confronto e verifica tra gli animatori di tutte le fasce.

Di solito sono una persona molto riservata. Decido io a chi mostrare come mi sento, come sto. Quando sono con i bambini però è diverso. Con loro posso e devo essere me stessa, perché loro sono spontanei, non impostati. Un venerdì di luglio avevamo in programma la gita al mare. Ero convinta di avere con me l’abbonamento della GTT, ma in realtà l’avevo tirato fuori e dimenticato sulla metropolitana. Abbiamo telefonato, ma non l’hanno trovato. Non riuscivo ad accettare l’idea di aver perso qualcosa. Ero triste e arrabbiata e mi è venuto da piangere, quando un bambino di 10 anni mi si è avvicinato e ha cercato di consolarmi, parlandomi e facendomi delle carezze. Poi mi ha dato la sua felpa, perché sull’autobus faceva un po’ freddo ed io quasi tremavo.  Anche le bambine che erano presenti si sono fatte avanti per consolarmi.»