Nina

«Mi chiamo Nina, ho 17 anni, frequento il quarto anno di un istituto linguistico. Non sono una sportiva. Passo più tempo a guardare film e a leggere piuttosto che fare sport, però mi piace stare all’aria aperta, andare in bicicletta e camminare. 

Amo molto gli animali. Ho 5 gatti e dopo le superiori sto pensando di iscrivermi a Biologia, Scienze naturali, in particolare per studiare l’etologia. 

Ascolto tanta musica. Fin da quando sono piccola, i miei nonni mi hanno abituata alla buona musica. Nella mia vita c’è sempre un sottofondo musicale.  Ho due sorellastre più piccole, che fanno le elementari e ci vado abbastanza d’accordo. Le aiuto spesso e loro mi vedono come punto di riferimento. In generale ho viaggiato spesso e mi piace, anche per questo ho scelto il linguistico. 

L’anno scorso, facendo la rappresentante di classe, mi sono accorta di avere il limite di farmi carico non solo dei problemi, ma anche delle responsabilità, delle cose da fare e del modo in cui farle. Faccio fatica a delegare. Se qualcuno fa una cosa in un modo che non mi piace, mi viene da rifarla a modo mio. E questo rischia di creare del vuoto intorno a me. Ed è quello di cui ho paura. È un po’ una mia contraddizione. Da un lato ho paura di essere “lasciata sola”, dall’altro sono io stessa a condurmi in questa condizione. Tra l’altro, come sfida personale, quest’anno sono diventata rappresentante di istituto. 

Conosco ASAI da sempre, anche perché abito a un isolato di distanza. Inoltre, in prima media, sono venuti gli educatori di ASAI nella mia classe per il progetto Provaci Ancora Sam e da allora l’ho frequentata sempre più assiduamente, finché due anni fa, ho iniziato a fare volontariato. Un pomeriggio stavo passando casualmente davanti al centro aggregativo, quando mi ha fermata Luiz per propormi di fare l’animatrice. Ho subito accettato e da lì ho iniziato il percorso formativo, l’attività laboratoriale del sabato pomeriggio, le Estate ragazzi e i campi a Saint Jacques.

L’aspetto in cui nel tempo sono migliorata è quello della pazienza. Non solo nel mantenerla, ma anche nel gestire e controllare le mie reazioni quando la perdo.

Avendo due sorelle, un input ce l’avevo ma, col tempo, mi sono sentita sempre più a mio agio nel relazionarmi ai bambini. Con i coetanei ci sono più argomenti per entrare in relazione, mentre con i bambini occorre sforzarsi per farsi accettare, per creare confidenza, per non farli chiudere in sé.

Il mio punto di forza è la capacità che ho a adattarmi alle varie situazioni, luoghi, dinamiche. Vado molto d’accordo con i bambini più scorbutici e aggressivi, che nascondono dietro la loro aggressività una debolezza nel rapportarsi con i coetanei e nel giocarci insieme.

I bambini spesso si attaccano a te in modo molto affettuoso, a volte per colmare una carenza che hanno. Solo che tu non sei un genitore, un fratello. Quindi non è facile trovare un equilibrio tra l’accogliere quel bisogno di affetto e il fare in modo che non diventi un sentimento troppo forte, sproporzionato al rapporto animatore-animato che spesso ha una breve durata di tempo. Così come per i bambini, anche per me è difficile gestire il “distacco” al termine di un campo, quando si innescano dinamiche affettive troppo forti e intense.

Della campagna Fragili mi piace l’idea di poter “metterci la faccia” e vedere la faccia di altri che si espongono nel condividere idee simili alle mie.»