Nagy

«Mi chiamo Nagy, ho 18 anni e vengo dall’Egitto. Sono in Italia dal 2008. Vivo con mia mamma e mie fratelli (due sorelle e un fratello). Qui in Italia ho frequentato metà elementari, poi le medie ed ora un istituto socio-sanitario, che ho scelto perché mi piacerebbe lavorare con bambini, anziani e soprattutto diversamente abili. Il mio sogno fin da piccolo era di fare l’infermiere, lo avevo scritto anche in un tema. Adesso vorrei fare l’OSS. Tutto è nato dal fatto che alle medie ho conosciuto un ragazzo con una disabilità che poi è diventato mio amico. Frequentarlo mi ha permesso di scoprire un mondo di cui non conoscevo l’esistenza.

Credo di essere nato con questo talento, anche perché è una cosa che mi fa stare bene. Se poi si riesce a far sorridere qualcuno è meglio. Se mi metto nei panni degli altri, ad esempio di chi ha una disabilità o di chi è sfortunato in generale, penso che mi piacerebbe se qualcuno mi facesse sorridere. Nella mia vita ho incontrato molti ostacoli, ma ho trovato sempre delle porte aperte e qualcuno disposto a darmi una mano. Mia mamma è partita e una famiglia italiana mi ha adottato. Ora siamo in una casa famiglia, senza papà. In questi anni c’è sempre stato qualcuno che mi ha sostenuto. E come sono stato aiutato io, cerco di aiutare gli altri, anche solo portando un po’ di serenità ed un sorriso.

Ho conosciuto l'associazione ASAI nell’estate della terza media. All’inizio non ci volevo venire, poi ho preso confidenza con alcuni ragazzi e con gli animatori e mi è piaciuto. Quando mi hanno parlato del doposcuola, avendone bisogno, mi sono subito iscritto. 

All’inizio ero timido, non mi sentivo a mio agio perché non conoscevo nessuno, poi, anche grazie agli educatori, ho cominciato a sciogliermi. In ASAI gli animatori e gli educatori sono per me quelli che facilitano la conoscenza tra i ragazzi. Infatti, da animatore, sono molto attento a chi arriva nuovo e ha bisogno di integrarsi con gli altri.

In ASAI frequento il doposcuola come studente a San Salvario e come insegnante presso la Casa nel Parco di Mirafiori, con ragazzi più piccoli. Ho fatto l’animatore da diverso tempo con alcune associazioni che si occupano di diversamente abili, accompagnando e aiutando nelle attività di nuoto e di fisioterapia (dove mi insegnano qualche trucchetto che mi tornerà utile). Tutto questo grazie al mio compagno di classe delle medie.

Quest’estate ho fatto l’animatore con bambini di terza e quarta elementare. Ho cercato di imitare gli animatori più grandi. Il mio obiettivo è stato quello di far diventare amici tutti i bambini e di farli giocare insieme. Mi piace fare l’animatore, e spero di continuare a farlo nel tempo, perché mi interessa vedere come crescono e si sviluppano i bambini. Come cambiano.  La signora Anna dice che i bambini “saranno il nostro futuro” ed io voglio contribuire per un pezzo al mio futuro e a quello di altri.

Ho sempre pensato che fare l’animatore fosse facile. Quando ci sei dentro devi imparare a gestire il gruppo, devi riuscire a farti ascoltare. Devi avere pazienza. Fatico quando non mi ascoltano. So che nel mio mestiere ci sarà bisogno di avere molta pazienza, per questo mi alleno già da adesso. 

Ai bambini miei animati cerco di far capire di essere sempre se stessi. In tutti i gruppi c’è qualcuno che è un leader, il capo del gruppo che traina il branco, la mandria di pecore. È importante non farsi influenzare e pensare con la propria testa per mantenere buone relazioni con tutti.»