Maria

«Mi chiamo Maria, ho 17 anni e frequento il quarto anno del liceo scientifico Gobetti.

Le mie origini sono per metà calabresi e per metà siciliane. Io purtroppo sono nata a Torino. Infatti avrei preferito nascere al sud. Mi sarebbe piaciuto essere cresciuta vicino al mare. E poi mi piacciono i dialetti del sud, che capisco anche se non parlo.

Vivo in zona Aurora, dove mia mamma gestisce un negozio di rosticceria siciliana. Sono legata al mio quartiere, anche se vicino casa mia c’è molto spaccio ed ho paura ad uscire da sola.

Da quando sono piccola frequento l’oratorio della mia zona. Dopo la cresima ho aderito a un percorso di formazione cristiana finalizzato all’animazione di bambini e ragazzi. Ho deciso di partecipare a questo percorso, un po’ perché mi piace stare con i bambini e un po’ per condividere questa esperienza con il gruppo di amici che conosco fin dall’infanzia.

Mi piace suonare la chitarra, ho fatto dei corsi in oratorio e un po’ ho anche insegnato. Adoro anche cantare. Mio papà, che suona e compone musica, mi ha trasmesso questa passione. Ho cantato e registrato canzoni insieme a lui e fatto anche serate nei locali.

Ho conosciuto l’ASAI grazie a Cecilia, una mia amica che già faceva l’animatrice. Mi ha portato qui quattro anni fa come animata, poi mi è piaciuto il posto, volevo occupare il tempo estivo in un modo un po’ diverso, e così ho deciso di provare a fare l’animatrice anche io.

Un mio punto di forza con i bambini è l’essere empatica, saper ascoltare e parlare loro con calma.

Il mio punto debole è che sono un po’ timida, non riesco ad attirare facilmente l’attenzione dei bambini, non sono un’animatrice di quelle caotiche e estroverse.. Riesco ad entrare meglio in interazione con il bambino che fatica ad integrarsi in un gruppo piuttosto che con chi è più agitato.

Alcuni bambini cercano di attirare l’attenzione dei coetanei e degli adulti facendo dispetti, non ascoltando e facendo quello che pare a loro. Credo lo facciano perché si sentono diversi, sentono di contare meno degli altri.

Credo che in quel momento occorra “metterli in quadro” non gridandogli contro, ma dando loro attenzione e affetto.

Parlando di fragilità mi viene in mente la parola “rispetto”. Essere trattata nello stesso modo in cui mi comporto io con gli altri. Spesso questo non accade, perché molti si prendono gioco di chi si pone con rispetto verso gli altri. A volte chi ha assume atteggiamento rispettoso dell’altro, viene percepito come debole e remissivo.

Prendersi cura di una persona, invece, significa prima di tutto regalare il proprio tempo, dimostrare di essere interessato a ciò che quella persona dice e fa, mostrare affetto anche solo con un sorriso e una carezza, farla sentire importante. Questo è quello che mi piace dell’essere animatrice.»