Ketlyn

«Sono Ketlyn, ho 17 anni e frequento il quarto anno del Giulio, Istituto Socio-sanitario.
Ho scelto questa scuola perché ci sono materie che mi attiravano, come psicologia e igiene, perché mi piacerebbe un giorno lavorare in un ambito che abbia a che fare con la medicina. Sto infatti pensando che una volta terminate le superiori, vorrei iscrivermi a medicina o psicologia.


Mi piace molto il teatro. Quando ero più piccola ho fatto anche degli spettacoli, ho partecipato a dei corsi fino alla seconda superiore. Ho preso parte anche a programmi internazionali. Adesso mi sto dedicando di più allo studio e per il momento ho messo un po’ da parte il teatro. Un anno, con il gruppo teatrale abbiamo proprio affrontato il tema della vulnerabilità. Le persone fanno vedere agli altri quello che vogliono di loro stesse, mentre alcune cose non vengono raccontate per la paura di essere giudicati. Quel percorso ci ha permesso invece di aprirci di più agli altri.


Io sono una persona abbastanza chiusa. Ho bisogno di un rapporto più intimo per poter raccontare determinati pensieri o sentimenti che provo. Difficilmente mi fido e racconto qualcosa di  personale, tengo tutto per me e spesso è come se soffocassi i miei sentimenti e questo mi fa stare male. Con le persone dell’ASAI è diverso. C’è un rapporto di fiducia con ASAI. Questo è uno di pochi posti in cui posso essere un po’ aperta. Ho sempre raccontato i miei problemi, fin da quando ero piccola.


Finita la prima superiore ho iniziato a fare l’animatrice. Già da animata, vedevo l’impegno degli animatori per noi e avrei voluto farlo già da prima. Ormai sono tre anni che faccio animazione, nell’estate ragazzi e nei soggiorni estivi.


La cosa bella è lo stare a contatto con i bambini. Mi piace l’idea di rendere allegri e divertenti i momenti che passiamo insieme, anche perché non sappiamo quello che i bambini provano solitamente nella loro vita. È  importante far sì che quei momenti siano speciali. Perciò dobbiamo dare il meglio di noi stessi. Capisco le loro fatiche osservando i comportamenti che hanno con gli altri bambini e con noi animatori. Alcuni hanno comportamenti aggressivi, altri poco collaborativi, alcuni sono bloccati nel giocare, divertirsi e stare in gruppo.


Provo a far sentire i bambini a loro agio, parlando e ascoltando i loro bisogni. Mi piacerebbe riuscire ad essere un po’ autoritaria, anche per fare in modo che un gioco riesca. Urlare non serve tanto. Piuttosto propongo loro un patto in cui chiedo di loro di prendersi un impegno.»