Giulia

«Sono Giulia, ho 17 anni e vado al liceo di Scienze Umane Regina Margherita.

Mi piace andare a cavallo, suonare il violino, leggere, scrivere e lavorare con la terra. Mi piace mettere le mani nella terra, sporcarle e sporcarmi i vestiti. Vedere crescere quello che hai seminato con le tue mani è fonte di soddisfazione e di orgoglio.

Anche se ultimamente sto cambiando, sono sempre stata una persona molto chiusa. Era un incubo dover esprimersi in classe. Dipende dalle situazioni, ma non sono tanto una tipa che interviene. Preferisco esprimermi con la scrittura piuttosto che con le parole, soprattutto quando sto male o se devo dire qualcosa a qualcuno. Scrivo sul diario o scrivo lettere, a volte anche a me stessa.

Ho conosciuto ASAI attraverso il progetto Provaci Ancora Sam che due educatori, Ingrid e Luiz, hanno realizzato nella mia classe. In seconda media,  su suggerimento di una mia amica, ho deciso di partecipare all’Estate Ragazzi. In prima superiore mi è stato chiesto se avessi voluto fare l’animatrice. Ho accettato perché mi piace stare con i bambini, vederli crescere, vedere i miglioramenti che fanno anche solo nello studio e nel fare i compiti. Mi fa felice sapere che quel piccolo aiuto che ho dato, poco per volta matura, si sviluppa, e mette frutto nel bambino. Un po’ come capita per le piante. 

Ricordo una bambina che, per un paio di anni di seguito, durante il campo estivo in montagna, piangeva in continuazione per il distacco dalla mamma. La sera la prendevo in braccio, la distraevo, le stavo insieme. Il terzo anno che è venuta è stato un piacere vederla tranquilla, senza lacrime. Cresciuta. Era riuscita a trovare il suo modo per stare bene, magari grazie anche a quelle piccole attenzioni mie e degli altri animatori, avute negli anni passati.

Nel percorso formativo per diventare animatori, abbiamo lavorato sulle nostre caratteristiche. Pensavo di essere una con poca pazienza e di non essere capace di farmi rispettare. In realtà gli altri animatori mi vedono come una persona paziente, mentre mi accorgo che devo ancora lavorare sull’autorevolezza. Con i bambini, infatti, una mia difficoltà è quella di far “sentire la mia presenza”.

Un mio punto di forza invece è di saper consolare, ascoltare, percepire le emozioni che un bambino prova.

Quello che ho capito dalla mia esperienza di vita e di animatrice è che nel silenzio di una persona fragile c’è la capacità di capire quello che c’è intorno. Chi è fragile spesso è più sensibile, e questo va considerato come un punto di forza e non come una debolezza.»